mercoledì 25 novembre 2009

Violenza femminile sulle donne…

Fu istituita esattamente dieci anni fa, nel dicembre del 1999 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, esortando governi e organizzazioni a promuovere iniziative a riguardo.
La scelta della data fu suggerita all’Onu nel 1981 da alcune attiviste, in seguito all’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi di Bogotà, in ricordo del giorno in cui furono uccise le tre sorelle Mirabal (1960), le quali erano impegnate contro il regime di Rafael Leónidas Trujillo, allora dittatore nella Repubblica Dominicana.
In Italia tale importante ricorrenza viene celebrata solo dal 2005.
Non è mai stato facile essere donna, nel nostro paese.
Nessuno meglio di una donna può raccontarlo, spiegarlo, motivarlo.
Ciò era vero nel 1999 come dieci anni dopo, ovvero oggi.
Ho letto in rete che qui da noi le iniziative per ricordare la suddetta giornata confluiranno in una manifestazione che avrà luogo questo sabato 28 novembre.
Sono andato sul sito ufficiale dell’evento e ho trovato uno slogan che mi ha fatto pensare:
Giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne.
Ripeto, solo una donna può parlare con autorevolezza di ciò che la riguarda personalmente, tuttavia, se secondo il World Economic Forum, nella classifica relativa alla distanza tra i due sessi in fatto di partecipazione alla vita politica ed economica, siamo al 72esimo posto, dopo il Vietnam e subito prima della Tanzania, a mio modesto parere credo che le cose siano piuttosto complesse, per non dire altro.
Primo, credo che qui da noi – probabilmente ovunque – non ci sia solo un problema di violenza fisica, ma anche psicologica, che va a colpire i sentimenti e le emozioni, la dignità e l’orgoglio.
Secondo, penso che nessuna donna dovrebbe sottovalutare la violenza femminile.
Quel tipo di violenza che molte donne fanno a se stesse.
Come quando sposano degli uomini perché credono ciecamente alle loro parole…



Come quando si illudono che manterranno le loro promesse…



Come quando non si accorgono di essere le uniche a meritare il podio…



E come quando dimenticano che alla fine sono sempre loro a pagare il prezzo più alto…



Se qui in Italia le donne iniziassero per prime a volersi bene sul serio, forse alcuni uomini capirebbero finalmente i propri enormi limiti.
Forse...

Storie e Notizie, lo spettacolo: domani, 26 Novembre 2009 a Roma.

Condividi questo articolo:
Condividi su Facebook

Technorati claim: DQT684WXX3WA

DQT684WXX3WA

martedì 24 novembre 2009

No Berlusconi day e le 1000 piazze del Pd: qual è la vera alternativa?


A distanza di una settimana, il 5 dicembre e nella due giorni 11/12 dello stesso mese ci saranno due manifestazioni.
Entrambe le iniziative dichiarano come motivazione principale una posizione critica nei confronti di Silvio Berlusconi.
Ora, io sono un cittadino che non ha mai votato per il premier e che nello stesso tempo desidera avere un presidente del consiglio fatto di tutt’altra pasta.
Aggiungiamo che voglia scendere in piazza ancora una volta per manifestare le mie idee antagoniste al primo ministro.
A quale delle due dovrei andare?
Quale delle due manifestazioni è la vera alternativa a Berlusconi?
La prima cosa di cui devo tenere conto è la seguente: quella del 5, ideata da alcuni blogger, chiede le sue dimissioni mentre quella dell’11/12 consiste in un desiderio/impegno del Partito democratico ad occuparsi dei problemi del paese e non di quelli del premier, al motto “sempre i problemi suoi, mai i problemi nostri”.
Nell’appello del No Berlusconi day c’è scritto che ai promotori non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi e ritengono che il finto “Fair Play” di alcuni settori dell’opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia del quale risponderanno, eventualmente, davanti agli elettori.
Non possiamo più rimanere inerti, affermano ben due volte, Berlusconi deve dimettersi e difendersi, come ogni cittadino, davanti ai Tribunali della Repubblica per le accuse che gli vengono rivolte.
Quindi per quelli del 5 Berlusconi deve dimettersi e rispondere in tribunale alle accuse in cui è imputato.
Nel proclama della manifestazione dell’11/12 si pone invece l’obiettivo sulla politica del governo e si dichiara che l’intento dell’iniziativa è quello di ricordare a quest’ultimo - che si preoccupa solo dei problemi giudiziari di Berlusconi - cosa davvero non va.
Tra le altre cose, vengono citati il lavoro, dove abbiamo registrato un milione di disoccupati in più e la sanità, dove a fronte dei risultati ottenuti dalle regioni di centrosinistra senza sacrificare i servizi per i cittadini il Governo ha messo zero euro in Finanziaria per la ristrutturazione e la costruzione di ospedali più moderni.
Inoltre, al neanche troppo velato riferimento critico del No Berlusconi Day sul “Fair play” dell’opposizione, nel manifesto del PD si risponde con una chiara ed esplicita differenziazione, definendo la propria iniziativa come diversa dal “No B. Day”, che serve solo a convincere chi è già convinto, senza portare nuovi consensi, occupandosi invece di tutti i problemi che riscontrano gli italiani.
Credo che fin qui emergano abbastanza elementi per comprendere che le due proposte sono totalmente diverse, nonostante le premesse.
Sono stato a tante manifestazioni nella mia vita e all’indomani non ho mai visto soddisfatti i desideri che avevo gridato il giorno prima.
Nemmeno dopo un mese.
Neanche un anno, se è per questo.
Eppure, fino ad oggi, ho gridato contro la guerra, contro la pena di morte, contro i licenziamenti, per i diritti umani, per la giustizia sociale, per la libertà in paesi in cui non sono mai stato e altro ancora, consapevole del fatto che anche il solo atto di essere stato lì, insieme a tanta gente, ha avuto ed ha un valore enorme al di là dell’esito delle proprie aspirazioni.
Alla fine di quelle caotiche e stancanti giornate mi sono portato dietro doni inestimabili, che si chiamano condivisione, speranza e fiducia.
Forse ricordandomi questo, posso fare la mia scelta.
Mi chiamo Alessandro Ghebreigziabiher e sono incredibilmente stanco di avere quell’uomo come premier.
Sono perfettamente consapevole che il giorno dopo entrambe le manifestazioni il nostro presidente del consiglio sarà ancora al suo posto.
Ciò che conta è che qui ed ora desidero condividere, sperare e avere fiducia.
Desidero scendere in piazza e condividere con più gente possibile il desiderio che il premier del mio paese non sia più Silvio Berlusconi.
In mezzo a tante persone, vorrei vedere crescere la speranza che un giorno, tutti insieme, saremo capaci finalmente di essere noi per primi gli autori del cambiamento.
E vorrei infine ritrovare la fiducia nei miei concittadini, perlomeno in coloro che troverò in piazza, nel loro essere veramente alternativi a Berlusconi, ogni giorno dell’anno, a prescindere dal voto, senza se e senza ma, senza forse e senza però, senza e basta.
Detto questo, credo sia evidente a quale parteciperò.
E voi?
Voi da che parte state?

Condividi questo articolo:
Condividi su Facebook

Storie e Notizie, lo spettacolo, 26 Novembre 2009 a Roma.

lunedì 23 novembre 2009

E' uno stronzo chi dice che gli italiani sono tutti uguali

English version


Storie e Notizie n. 77

La Storia:

I cittadini italiani, come quelli del resto del mondo, non sono tutti uguali.

C’è chi ha perso la vita per il paese…



E chi ha perso il paese per salvarla…




C’è chi è stato allontanato per la sua integrità…



E chi è stato riassunto per lo stesso motivo…




C’è chi usava il cinema per donare un viaggio agli spettatori…




E chi usa questi ultimi per regalarlo a se stesso…




C’è chi trovò la morte per amore della verità…




E chi uccide la verità per amore dello share…




C’è chi un tempo attaccava gli immigrati per guadagnare elettori…




E oggi li difende perché presto lo saranno anche loro…




PS: Molti anni fa, una persona che era spesso vittima di discriminazioni mi disse: “A me non serve che le persone mi difendano. Vorrei che non ce ne fosse il bisogno…”

Gianfranco Fini: "È uno stronzo chi dice che gli stranieri sono diversi".

Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

Lo spettacolo, 26 Novembre 2009 a Roma.

Condividi questo articolo:
Condividi su Facebook

venerdì 20 novembre 2009

Tutti i diritti dell’infanzia in una storia...



English version


Storie e Notizie n. 76


La Storia:

I tuoi diritti

Mio figlio Luca torna da scuola con la Dichiarazione universale dei diritti umani che il nuovo governo ha deciso di distribuire agli studenti di tutti gli istituti.
Luca ha 9 anni, l’ha letta ma non ha capito molto cosa voglia dire.
Così, decide di chiedermi di spiegargliela. Tutti e trenta gli articoli…
L’impresa non è facile, ma forse non ho molte alternative oltre a raccontargliela a misura della sua vita, del suo mondo.

“Allora, Luca, sei pronto?”
“Sì, papà.”
“Mi raccomando. Ogni volta che pronuncio una parola o una frase che non comprendi dimmelo, eh?”
“Sì.”
“Articolo uno: ‘Tutti i bambini nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.’”
“Cosa vuol dire essere eguali in dignità?”
“Vuol dire che ogni bambino ha valore. E nessun bambino è più importante degli altri.”
“E cosa significa essere dotati di coscienza?”
“Significa che quando fai qualcosa devi pensare bene a cosa fai e perché la fai. Vado avanti?”
“Vai pure.”
“Articolo due: ‘Ad ogni bambino spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.’ Fin qui ci sei?”
“Credo di sì. Vuol dire che la dichiarazione vale per tutti i bambini. Tutti quanti.”
“Bravo. Sembra più semplice, così. Il resto dice: ‘Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.’“
“Questa parte non l’ho capita…”
“Bé, in pratica vuole precisare ancora di più che questi articoli valgono proprio per tutti i bambini.”
“Giusto.”
“Articolo tre: ‘Ogni bambino ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona.’ Questo è chiaro, no?”
“Sì.”
“Articolo quattro: ‘Nessun bambino potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.’“
“Scusa, papà, ma questo è inutile. La gente che se ne fa di un bambino schiavo? E’ piccolo, non ce la fa a lavorare come i grandi… ”
“In effetti hai ragione… Ma sai, stabilendo i diritti è sempre meglio metterci tutto, per sicurezza, non si sa mai…”
“Va bene.”
“Articolo cinque: ‘Nessun bambino potrà essere sottoposto a tormenti o a trattamenti o a punizioni dure, inumane e disonorevoli.’“
“Che significa trattamento disonorevole?"
“Che non rispetta l’onore.”
“E cos’è l’onore? Io ce l’ho?”
“Certo. Tutti i bambini ce l’hanno. Rappresenta l’insieme delle cose belle che hai fatto fino a quel momento, che ti hanno fatto guadagnare l’affetto e l’apprezzamento degli altri.”
“Spero di aver guadagnato molto onore, fino ad oggi.”
“Sì, non c’è male.”
“Andiamo avanti. Mi piace.”
“Bene. Articolo sei: ‘Ogni bambino ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.’“
“Papà. Non ho capito niente… ”
“Vuol dire che dovunque stiano, dentro casa, a scuola, al campetto a giocare a pallone, per tutti i bambini ci sono delle leggi che li tutelano, che devono far valere i loro diritti.”
“Be’, al campetto è difficile. Per esempio, quando perde, Mauro si mette a spingere e a fare falli. Mica è permesso a calcio, ma lui lo fa lo stesso.”
“E’ per questo che nelle partite ci vuole l’arbitro.”
“E’ vero. Senza l’arbitro ognuno fa quello che gli pare… ”

Continua qui.


INFANZIA: UNICEF, ANCORA MOLTO DA FARE. SERVONO FATTI
La situazione dell'infanzia nel mondo continua ad essere precaria malgrado gli sforzi e gli innegabili successi ottenuti: serve un deciso cambio di rotta. E' l'appello dell'Unicef che oggi, giornata mondiale per la prevenzione degli abusi sull'infanzia e alla vigilia del 20* anniversario della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, ha presentato il Rapporto sulla Condizione dell'Infanzia nel mondo.

Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

Lo spettacolo, 26 Novembre 2009 a Roma.

Condividi questo articolo:
Condividi su Facebook

giovedì 19 novembre 2009

Webby Awards e Lobby Awards



English version


Storie e Notizie n. 75

La Storia:

In risposta ai Webby Awards, in esclusiva per il blog, pubblico il risultato della top ten riservata alle più importanti lobby del momento.
La parola lobby, di origine anglosassone, viene utilizzata spesso per indicare un insieme di gruppi, organizzazioni o singole persone, unite tra di loro dal comune scopo di influenzare le istituzioni legislative.
Cosicché, ecco a voi i Lobby Awards:

Alla posizione numero 10 troviamo la lobby della fede, sempre al fianco del potere, grazie a dio.

Alla numero 9 ecco la lobby della guerra, al motto il cliente ha sempre ragione, soprattutto se stermina gli avversari.

Alla numero 8, perfettamente stabile, c’è la lobby dei media.
La gente legge sempre di meno le loro notizie, eppure riescono puntualmente a trovare i soldi che gli servono.

Chiaramente in salita, alla numero 7 ecco la lobby dei farmaci, benedetta febbre suina.

In sesta posizione, altra lobby in piena crescita, troviamo la lobby dell’acqua.
In Italia ne abbiamo avuto una prova in questi giorni.

Al quinto posto si trova colei che è ormai una habituè di questa hit parade: la lobby dell’energia.
Con tutti gli ecoincentivi statali, poi, si prevedono vacche grasse questo natale.

Alla quarta posizione abbiamo una lobby i cui fattori mutano nel tempo senza alterare mai il risultato: la mafia.
Alla fine dei conti, rimane sempre l'investimento più a lungo termine.

In testa c'è un trio incredibile, formato dalle cosiddette lobby insospettabili e per questo impunibili.
Al terzo l’Unione Europea, capace di unire di tutto tranne che i suoi cittadini.
Al secondo il G8, un gruppo di ricconi che organizza feste in giro per il mondo.
E al primo, in vetta, ci sono alcuni di noi.
Non la maggior parte dell'umanità, solo una fortunata minoranza.
Una lobby, ovvero, un obeso grumo di subumani vittime consapevoli della propria indifferenza.
E soprattutto grazie a questi ultimi che sopravvivono tutte le altre…


Ecco la classifica finale dei Webby Awards degli ultimi dieci anni:

1. Craigslist, la lista di inserzioni gratuite, che si è ampliata oltre i confini di San Francisco nel 2000, con un impatto sugli editori di giornali ovunque.

2. Google AdWords, lanciato nel 2000 e che consente agli inserzionisti di individuare i propri clienti con estrema precisione.

3. Wikipedia, l'enciclopedia gratuita open-source, lanciata nel 2001 e che oggi contiene oltre 14 milioni di voci in 271 lingue e porta persone che non si conoscono a lavorare su progetti comuni.

4. La chiusura di Napster nel 2001, che ha aperto le chiuse del file-sharing.

5. La quotazione in Borsa di Google nel 2004, che ha messo il motore di ricerca sulla strada di dare più forza agli aspetti che contano meno della vita quotidiana.

6. La rivoluzione del video online nel 2006 che ha portato a un boom dei contenuti artigianali e professionali su Internet e contribuito a ridisegnare qualsiasi cosa, dalla pop culture alla politica.

7. L'apertura di Facebook a coloro che non erano studenti di college e il lancio di Twitter nel 2006.

8. Il debutto dell'iPhone nel 2007 e gli smartphone, passati da bene di lusso a oggetto necessario con un applicazione per ogni aspetto della vita moderna.

9. La campagna presidenziale Usa del 2008 in cui Internet ha modificato ogni aspetto del modo in cui si faceva propaganda.

10. Le proteste per le elezioni iraniane del 2009 in cui Twitter è risultato vitale nell'organizzare manifestazioni e nell'esprimere esso stesso la protesta.

Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

Lo spettacolo, 26 Novembre 2009 a Roma.

Condividi questo articolo:
Condividi su Facebook

DQT684WXX3WA

mercoledì 18 novembre 2009

Acqua rubata: la fine della storia

English version

Storie e Notizie N. 74

La Storia:

Questa non è proprio una storia.
Non è il suo inizio.
Solo una possibile fine.
La fine della storia di Uomo e Natura.
Uomo rubava.
Uomo rubava a Natura.
Uomo rubava a Natura, ma chiamava tale azione in altri mille modi, tranne che quello vero.
Natura, però, non era fessa, come si dice a Napoli.
Natura aspettava.
Natura guardava Uomo rubare e aspettava.
Il fatto è che Natura non capiva perché Uomo la derubasse.
Non vedeva il motivo per il quale Uomo la derubasse di ciò che lei stessa gli aveva fatto dono.
Della terra…



Dell’aria…



Degli animali…



Delle piante…



Dei sogni…



E venne un giorno in cui Uomo le rubò anche la cosa a cui teneva di più.
L’acqua…




Natura non disse nulla anche quella volta.
Natura non strillò, non fece scenate, rimase ancora in silenzio.
Semplicemente spense la luce...



E andò a dormire.
Per sempre…

Acqua privatizzata, via alla fiducia: via libera alla privatizzazione dell'acqua. Il governo, per la 28esima volta, pone la fiducia sul decreto salva-infrazioni che contiene anche la riforma dei servizi pubblici locali, compresa l'acqua.

Storie e Notizie: storie, frutto della mia fantasia, ispiratemi da notizie dei media.

Lo spettacolo, 26 Novembre 2009 a Roma.

Condividi questo articolo:
Condividi su Facebook