Dolores Valandro Facebook Cecile Kyenge: il paese che vorrei

Storie e Notizie N. 948

Un esponente della Lega Nord si distingue per l’ennesima volta con un’uscita infelice, per usare un compassionevole eufemismo, e il giusto sdegno si diffonde. Non quanto si auspicherebbe, ma di sicuro in maniera significativa.
Di tutta risposta alla discutibile domanda della leghista, il ministro dell’integrazione ha dichiarato che tutti dovrebbero sentirsi offesi.
Concordo, ha pienamente ragione.
Il fatto è che ho i capelli grigi e sono stanco di sentirmi offeso.
Ogni tanto vorrei provare emozioni radicalmente opposte.
Per fortuna che esistono le storie…

Che giornata, ragazzi.
Io c’ero.
Per mia fortuna, posso dire che io c’ero.
Sono momenti questi che rimangono dentro, senza scherzi.
Come dei focolai della memoria che riscaldano il cuore negli istanti di sconforto.
Ovvero, come foto ben riuscite di occasioni indimenticabili in una faticosa esistenza.
Il fatto sorprese in molti, questo è indubbio, ma da qualcosa bisogna pur iniziare per mostrare che siamo cambiati.
Che il nostro paese è finalmente diverso da se stesso.
Che siamo migliori dello schifo a cui doniamo quotidianamente dignità a tal punto che molte persone finiscono addirittura per considerarlo un vanto.
D’altra parte, le premesse per scatenare reazioni tra le più inaspettate ce n’erano in quantità industriali.
L’Italia ha eletto il primo ministro nero di colore marrone scuro di origini africane, così ce l’ho messe tutte.
Ed è pure donna.
Guarda un po’ che ti arrivo a dire.
Ovviamente, siamo nel 2013, mica nel 3415, quando da noi il colore della pelle non sarà più degno di nota, soprattutto giornalistica.
Indi per cui, reazioni di una certa criticità erano da aspettarsi, secondo copione.
Un copione razzista, d’accordo, ma pur sempre prevedibile.
Tuttavia, quello che sulla Kyenge scrisse su Facebook la consigliera di quartiere lasciò tutti di sasso.
Cito testualmente: “Ma mai nessuno che l’abbracci, così tanto per capire cosa possa provare la vittima di una vita di discriminazioni?”
Pochi attimi dopo aver pubblicato il post sulla propria bacheca, la latrice del messaggio si ritrovò il proprio nome sulla bocca di tutti, sul web e fuori da esso, così come le sue parole.
Soprattutto le sue potenti parole.
Perché questo sono più di ogni altra cosa, queste ultime.
Incredibilmente potenti.
Soprattutto quelle scritte, destinate al presente come al futuro, a seconda del coraggio infuso in esse.
All’intelligenza.
E più che mai all’empatia.
Perché coraggio, intelligenza ed empatia sono l’inchiostro con cui sono state scritte le meraviglie della natura che talvolta ignoriamo e spesso violentiamo.
Anzi, stupriamo.
In breve, solo su Facebook vennero aperte centinaia, ma che dico, migliaia di pagine tutte con lo stesso significato, io abbraccio Cecile Kyenge, il giorno dopo venne organizzato un enorme flash mob di abbracci metaforici a quest’ultima e un’inaspettata quantità di persone, vip o meno, si esposero pubblicamente dichiarando di rispondere con gioia all’invito della consigliera.
Tra tutte, riporto qui le parole, altrettanto potenti, di una giovane studentessa intervistata in piazza il cui video in questo momento sta avendo una diffusione a dir poco virale: “Io abbraccio Cecile Kyenge perché sono una donna Italiana e so perfettamente cosa voglia dire essere discriminata dallo stesso paese in cui vivo, amo e che desidero rendere migliore.”
Che giornata, ragazzi.
Io c’ero.
Per mia fortuna, posso dire che io c’ero.
E potremmo esserci tutti, se solo lo volessimo.

 



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