Guerra Siria 2013: storia di Ashur e Lilith

Storie e Notizie N. 965

Secondo le stime delle Nazioni Unite (luglio scorso), la guerra civile siriana ha causato più di centomila morti, forze governative e di opposizione comprese.
Alla vigilia di quel che sembra ormai inevitabile, ovvero l’ennesima missione di pace, guerra preventiva o come volete chiamarla, ancora una volta capeggiata dagli Stati Uniti, due bambini, due cugini, rimasti orfani dei rispettivi genitori e fratelli, si ritrovano in un campo per rifugiati.
Ashur ha otto anni e suo padre è caduto lottando contro Assad.
Lilith ne ha sette e il suo è morto sul lato opposto della barricata.
Capita anche questo, nelle cosiddette guerre civili.

“Cosa disegni?” fa la bambina, osservando le forme che Ashur ricava sulla sabbia con una sorta di
pennello.
“Una mano.”
“Una mano? La mano di chi?”
“La mano di un uomo.”
“Mi piace”, gli concede Lilith. “Sembra vera.”
E’ vera.”
Il vento che li accarezza è caldo e tutt’altro che affettuoso.
Ciò non impedisce loro di avvicinarsi l’uno all’altra.
Nonostante tutto.
“Sei contento?”
“Di cosa?”
“Gli americani, stanno arrivando gli americani.”
“Perché dovrei essere contento?” ribatte Ashur senza smettere di perfezionare il suo disegno.
“Obama manderà via Assad”, risponde la piccola come se il primo fosse una specie di super eroe, “non era quello che desiderava mio zio?”
Mio padre.
Il bambino ci mette un po’ a tradurre nella personale interpretazione la fondamentale parentela, spazzata via in un giorno come tanti, in omaggio al dio dell’odio.
“Papà voleva mandarlo lui via, Assad.”
Le parole attraversano la mente di Ashur ma non osano oltrepassare il confine delle labbra, poiché il cuore ha il benedetto tempismo di avvertire il cervello che la sola battaglia dell’uno ha cancellato la vita del fratello e viceversa.
Figuriamoci la vittoria.
“Stavolta sarà diverso, vero?” chiede Lilith con sguardo implorante.
Ashur per la prima volta alza gli occhi e li posa con prudente delicatezza su quelli della cugina.
L’adorata amica tornata tale ad un prezzo orribile.
Stavolta sarà diverso dall’Iraq. Questa volta non è per il petrolio, le prove sono vere, ora, dobbiamo crederci, deve essere così.
Non sarà come in Afghanistan, qui il nemico c’è davvero, non si nasconde in Pakistan.
Fuoco amico? Macché, saranno bravi, precisi, chirurgici, i difensori della pace.
Questa volta sarà diverso dalla Bosnia, lasceranno meno macerie e più serenità alle spalle.
Democrazia e interessi in Medio Oriente, non hanno legami, stavolta.
E’ il Premio Nobel per la Pace a giurarlo.
E’ un Nobel a guidare l’esercito.
Questa volta nessuno potrà tirare in ballo le vittime tra civili, donne e bambini che continuano a crescere dopo la fine dello spettacolo.
Dopo.
E dopo ancora.
Come in Iraq e in Afghanistan.
Stavolta sarà diverso, vero?
Ashur non risponde.
Ma accenna un sorriso.
Che sia un sì o meno solo il domani lo dirà.
Nel frattempo il bambino avvicina il capo a quello di Lilith e le dona un bacio sulla guancia.
“Guarda”, esclama indicando il disegno ormai finito. “Questa è la mano del mio papà.”
“Che bella”, mormora Lilith.
E’ tale e quale a quella del mio…

Il video:


 



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